Piero Grasso sarà un parlamentare del Partito Democratico. Bersani lo vuole capolista e magari anche "superministro", accorpando Giustizia e Interni nelle sue mani. Apprezzato anche dalla coalizione che appoggia Monti, era fino a ieri uno dei pochi magistrati ben visto da Berlusconi e dai suoi.
Una stima contraccambiata dall'ormai ex Procuratore nazionale antimafia. "Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia - dichiarò lo scorso mese di maggio intervistato alla Zanzara su Radio 24 - Ha introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare in tre anni moltissimi beni ai mafiosi: siamo arrivati a quaranta miliardi di euro".
A quale leggi facesse riferimento l'allora magistrato è un mistero. E un "premio antimafia" da destinare a chi nel 2008 definiva "eroe" Vittorio Mangano (pregiudicato, capomandamento di Cosa Nostra, "testa di ponte" al Nord per il traffico di cocaina secondo la descrizione di un certo Paolo Borsellino, stalliere di Arcore dal 1974 al 1976, scomparso nel 2000) potrebbe sembrare fuori luogo.
Del resto Piero Grasso deve il suo posto alla Procura Nazionale Antimafia anche a tre leggi emanate dal governo Berlusconi. E' una storia complessa che cerchiamo di riassumere.
Nel novembre 2004 il Csm (organo di autogoverno della Magistratura) bandisce il concorso per la nomina del nuovo Procuratore Nazionale Antimafia che dovrà succedere a Pierluigi Vigna, il cui secondo e ultimo mandato scade nel gennaio 2005. Nel dicembre 2004 (governo Berlusconi, sostenuto da An, Lega e Udc) il Parlamento vota la legge Castelli sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. L'articolato contiene una norma che proroga di fatto il mandato di Vigna fino all'agosto 2005. Nella legge vi è anche un'altra precisazione: "Le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant'anni". Perchè è così importante?
In lizza per succedere a Vigna ci sono Giancarlo Caselli e Piero Grasso. Il primo fu procuratore a Palermo dal 1993 al 1999, il secondo diventò il suo successore. Caselli è a capo della Procura quando questa mette sotto processo Marcello Dell'Utri, Calogero Mannino e Giulio Andreotti. Il centrodestra lo detesta e lo dichiara apertamente. In base al comma sopra citato Caselli (che compie 66 anni il 9 maggio 2005) viene escluso dalla corsa alla Procura Nazionale Antimafia, perchè dall'agosto 2005 non avrà "quattro anni di servizio prima di compiere settant'anni".
Ma ecco il colpo di scena: l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rimanda in Parlamento la riforma Castelli perchè la giudica incostituzionale. Salta anche la norma contro Caselli. Ma il governo Berlusconi non ci sta e il 30 dicembre infila nel decreto milleproroghe un articolo che proroga il mandato di Vigna. Le Camere votano poi un emendamento proposto da Luigi Bobbio (Alleanza Nazionale) che rispolvera il limite dei 66 anni. Bobbio lo dice apertamente: "Dobbiamo avere la certezza che Caselli non diventi Procuratore Nazionale".
Caselli viene fatto fuori, rimane in pista il solo Piero Grasso, che diventa Procuratore Nazionale Antimafia. Nel 2007 la Consulta dichiarerà "incostituzionale" la norma anti-Caselli e Grasso commenterà: "Sono contento, quella era una legge che non ho condiviso". Ma in quelle settimane a cavallo tra il 2004 e il 2005 non aprì bocca. E fu uno dei pochi magistrati di fama nazionale a non bocciare la riforma Castelli dell'Ordinamento giudiziario, invisa alla stragrande maggioranza dei colleghi.
di Claudio Forleo - Fonte IBT
A quale leggi facesse riferimento l'allora magistrato è un mistero. E un "premio antimafia" da destinare a chi nel 2008 definiva "eroe" Vittorio Mangano (pregiudicato, capomandamento di Cosa Nostra, "testa di ponte" al Nord per il traffico di cocaina secondo la descrizione di un certo Paolo Borsellino, stalliere di Arcore dal 1974 al 1976, scomparso nel 2000) potrebbe sembrare fuori luogo.
Del resto Piero Grasso deve il suo posto alla Procura Nazionale Antimafia anche a tre leggi emanate dal governo Berlusconi. E' una storia complessa che cerchiamo di riassumere.
Nel novembre 2004 il Csm (organo di autogoverno della Magistratura) bandisce il concorso per la nomina del nuovo Procuratore Nazionale Antimafia che dovrà succedere a Pierluigi Vigna, il cui secondo e ultimo mandato scade nel gennaio 2005. Nel dicembre 2004 (governo Berlusconi, sostenuto da An, Lega e Udc) il Parlamento vota la legge Castelli sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. L'articolato contiene una norma che proroga di fatto il mandato di Vigna fino all'agosto 2005. Nella legge vi è anche un'altra precisazione: "Le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant'anni". Perchè è così importante?
In lizza per succedere a Vigna ci sono Giancarlo Caselli e Piero Grasso. Il primo fu procuratore a Palermo dal 1993 al 1999, il secondo diventò il suo successore. Caselli è a capo della Procura quando questa mette sotto processo Marcello Dell'Utri, Calogero Mannino e Giulio Andreotti. Il centrodestra lo detesta e lo dichiara apertamente. In base al comma sopra citato Caselli (che compie 66 anni il 9 maggio 2005) viene escluso dalla corsa alla Procura Nazionale Antimafia, perchè dall'agosto 2005 non avrà "quattro anni di servizio prima di compiere settant'anni".
Ma ecco il colpo di scena: l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rimanda in Parlamento la riforma Castelli perchè la giudica incostituzionale. Salta anche la norma contro Caselli. Ma il governo Berlusconi non ci sta e il 30 dicembre infila nel decreto milleproroghe un articolo che proroga il mandato di Vigna. Le Camere votano poi un emendamento proposto da Luigi Bobbio (Alleanza Nazionale) che rispolvera il limite dei 66 anni. Bobbio lo dice apertamente: "Dobbiamo avere la certezza che Caselli non diventi Procuratore Nazionale".
Caselli viene fatto fuori, rimane in pista il solo Piero Grasso, che diventa Procuratore Nazionale Antimafia. Nel 2007 la Consulta dichiarerà "incostituzionale" la norma anti-Caselli e Grasso commenterà: "Sono contento, quella era una legge che non ho condiviso". Ma in quelle settimane a cavallo tra il 2004 e il 2005 non aprì bocca. E fu uno dei pochi magistrati di fama nazionale a non bocciare la riforma Castelli dell'Ordinamento giudiziario, invisa alla stragrande maggioranza dei colleghi.
di Claudio Forleo - Fonte IBT