venerdì 18 novembre 2011

La Puglia: «Basta con le figuracce alle fiere turismo» Lo stand a Londra

LONDRA - Ricordate il colore del mare bellissimo della Puglia, la straordinaria luce che illumina il cielo di questa regione da Gennaio a Dicembre, le antiche masserie restaurate che svettano maestose in uno scenario sempre verde del colore degli ulivi secolari? O la ormai famosa foto dei trulli di Alberobello, lo scatto più ricercato dai sempre più numerosi turisti giapponesi e russi che frequentano la Valle d'Itria? Bene: di tutto questo «ben di Dio» che il mondo e il resto d'Italia ci invidia, di tutto questo non c'era nulla sui freddi banchetti bianchi dello stand della Puglia, in grado di raccontare degnamente l'offerta turistica e attrarre l'interesse degli oltre 50mila visitatori che hanno affollato nei giorni scorsi il World Travel Market di Londra (la Fiera del Turismo più importante d’Europa).

Non è andata meglio per le altre regioni italiane (ad accezione della Toscana che si presentava da sola) che si sono affidate all'Enit (Ente Nazionale per il Turismo): per tutti banchetti bianchi distinti, ma tutti uguali, separati da un manifesto con l'immagine e il nome della singola Regione e una montagna di depliant dei singoli alberghi, masserie o campi da golf sparsi qua e la, senza una logica, senza un filo conduttore che raccontasse nel suo insieme questo Paese. Una ammasso di brochure e di manifesti attaccati alle pareti.

«Una tristezza, una figuraccia», dicono tutti coloro che hanno partecipato a proprie spese a questa fiera mondiale, «dove l'immagine e la qualità dell'offerta è tutto». Come ben hanno saputo invece dimostrare di saper fare gli altri Paesi, da quelli africani (con la ricostruzione di un pezzo di deserto nell'enorme stand) alle straordinarie scenografie dei ricchi paesi dell'Asia.

L'Italia, e con essa la Puglia, si presentava solo con banchetti bianchi e montagne di cataloghi. «L'immagine dell'Italia turistica - dice Luisa Spina, responsabile dell'hotel Palace di Ostuni - non è all'altezza di questo Paese che è il più bello del mondo».

A fare un sondaggio tra gli operatori pugliesi che hanno partecipato a questa fiera per presentare la Puglia al turismo mondiale, i commenti sono tutti unanimi. «Una figuraccia». A partire dal logo «grigio e nero, col tricolore»; eppoi «la qualità dell'allestimento» che ad ogni Regione è costato circa 40mila euro (mille euro a metro quadro).

«La percezione che abbiamo avuto - aggiunge - è stata quella di avere fatto un brutto sogno, di essere tornati indietro di quaranta anni. Senza idee, senza la voglia di essere protagonisti in uno dei settori vitali per la nostra economia. Si parla di turismo, gli si attribuisce un grande valore strategico, ma poi nessuno realmente sembra crederci davvero. E del quale nessuno sembra essere responsabile. Forse servirebbe anche un commissariamento del Turismo».

La più arrabbiata di tutti è però l'assessore regionale al Turismo, Silvia Godelli. «I nostri operatori erano contenti della conferenza stampa e per la qualità degli affari che hanno realizzato».

Tutto il resto è da dimenticare. «Abbiamo - dice l'assessore - un problema grave, ma molto grave, e la prego di sottolineare la ripetizione del concetto, che è l'immagine che l'Italia porta all'estero. Siamo al punto che, andare con l'Enit finisce per rappresentare un danno di immagine perchè ci mettono in padiglioni scalcinati, senza servizi, incapaci di garantire l'immagine di un Paese che subisce un danno. Se il nuovo ministro non cambia la tendenza io non andrò più alle fiere internazionali con l'Enit. Dove potremo trovare gli strumenti per presentarci come Regione Puglia andremo da soli; dove invece non ce la faremo eviteremo di farlo».

Le responsabilità dell'Enit, racconta l'assessore al Turismo pugliese, non riguardano solo la brutta figura fatta a Londra.

«Noi - dice - stiamo organizzando in questi giorni in Puglia il simposium, con 250 operatori Usa. Bene, l'Enit di Roma per i suoi contrasti interni con l'Enit di New York, ci ha messo i bastoni tra le ruote fino al giorno prima dell'inizio della manifestazione, con il rischio che saltasse tutto». E allora? «E allora è giunto il momento di dire basta. Se noi dal sistema Paese, dall'Ente Nazionale del Turismo non soltanto non riceviamo il vantaggio di lavorare insieme, ma dobbiamo sudare le sette camice, visto che paghiamo anche molto per presentare la Puglia insieme al resto dell'Italia, quei soldi li investiremo facendo le cose da soli. Naturalmente non è un auspicio, perchè la Puglia è una regione troppo piccola per andare da sola sul mercato, ma non vorrei vergognarmi di andare in giro per il mondo in manifestazioni in cui manca l'abc».

FRANCO GIULIANO